#Restiamoliberi NO DDL ZAN

#Restiamoliberi NO DDL ZAN

I sostenitori del ddl Zan sono persone incapaci di accettare che qualcuno la possa pensare in maniera diversa da loro, quindi vogliono una legge per sopprimere la libertà di pensiero e parola.

Il ddl Zan, diciamolo, è un testo di legge pericoloso.

Visto che prevede sanzioni di natura penale e il diritto penale è governato da una serie di principi garantistici tra cui figura la determinatezza della fattispecie e della norma incriminatrice: in questa prospettiva la evanescenza delle definizioni che finisce per espandere la sfera di punizione al di là della mera attitudine criminale materiale, l’atto di violenza, per involgere, al contrario, anche espressioni concettuali ed opinioni vertenti su aspetti non univoci.

Si tratta di una potenziale deriva molto grave perché si rimetterebbe poi la specificazione concreta all’aula del tribunale, trasformando il giudice in una sorta di legislatore dell’universo capace di infliggerci una pena, grave, sulla base di idee personali prive di una rispondenza organicamente e coerentemente giuridica.

Leggendo la lettera d) dell’articolo 1 si apprende che una persona potrebbe essere chiamata a rispondere di un reato in riferimento a “percezione” e “manifestazione di sé” della “vittima”: discriminare non in senso fattuale e sulla base di presupposti acclarabili, anche in termini di evidenze probatorie, bensì sulla base di elementi soggettivi, inconoscibili dal lato del presunto “aggressore”.

Difendere la libertà di parola sempre dovrebbe portare ad accettare soprattutto i concetti che non condividiamo. Permettere, tramite una legge ad hoc, l’avvenire della censura diminuirà notevolmente il raggio di libertà comunicativa e proposta politica futura per chi non si allinea al pensiero unico.

L’onorevole Zan alla domanda di un giornalista che gli chiede “si ha comunque il diritto di ritenere che un uomo che si dichiari donna non sia donna (…), con una simile legge, dirlo in tv per esempio sarebbe considerato istigazione all’odio”? risponde che “no, ma resta un atteggiamento di non rispetto”. Ma poi aggiunge che ”lo decide un giudice”!Confermando che porta dritto al processo la semplice perplessità che taluno manifesti sul fatto che autodichiarare il cambio del proprio sesso sia sufficiente per farlo ritenere mutato. L’eventuale condanna sarà demandata alla discrezionalità del giudicante, ma intanto vi è la certezza della chiamata in giudizio, con gli annessi e connessi delle spese materiali, delle ansie, e di avere a carico chissà per quanti anni una pendenza giudiziaria, con gli effetti preclusivi che questo implica.

NO DDL ZAN

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